La peculiarità dell' Induismo non è tanto l'idea di un dio o l'adorazione di una divinità , quanto l'elaborazione di concezioni dell'esistenza umana e delle strade necessarie per ottenere l'armonia e la liberazione. L'induismo ritma tutta la vita del fedele Indù, dalla nascita alla morte, per l'individuo è un insieme fra religione e sistema sociale, regola di vita e filosofia; in effetti, più che una religione vera e propria è uno stile di vita particolare, poichè costituisce un ampio e ricco patrimonio spirituale ed è al tempo stesso un modo di vita ed un sistema sociale preciso e gerarchicamente ordinato.
Il termine induismo è di origine persiana e designa, in particolare, la religione dell'India nelle sue fase vedica, brahmanica, induistica. Immune da affermazioni dogmatiche su Dio e sull'uomo, l'induismo ha il suo fulcro in una riverente indagine ed esperienza del mistero divino e nell'aspirazione a sfuggire al ciclo della rinascita (samsara): ogni essere, infatti, è soggetto ad un ciclo di morte e rinascita. L'induismo professa l'infallibilità dei VEDA (scritture sacre), poichè espressione del messaggio divino Tale religione attribuisce alla vita umana 4 scopi: l'utile (artha), il piacere (kama), la rettitudine (dharma) e la liberazione dalla catena della rinascita (moksha). La società induista fin dai primissimi tempi era divisa in 4 caste: i sacerdoti, i guerrieri, i contadini e artigiani, gli schiavi. A differenza delle altre religioni (Cristianesimo, Islam, Buddhismo, Ebraismo) non si ricollega ad un fondatore, non parla di una rivelazione divina e non ha una gerarchia (la parola "Indù" significa semplicemente abitante dell'India). L'Induismo ha un sistema complicatissimo di figure che non sono tanto divinità quanto piuttosto simboli, rappresentazioni in forma umana delle diverse forze della natura, dei diversi stati d'animo ed emozioni dell'uomo. Le loro statue e immagini compaiono lungo le strade, i crocicchi, negli altarini familiari; ogni divinità può avere tantissime facce e altrettanti nomi. Al centro di questo universo divino troviamo la Trimurti (letteralmente "che ha tre aspetti"): è la descrizione di un dio che si presenta nelle tre forme di Brahama (è il creatore del mondo), Shiva (fonte del bene e del male, è il distruttore) e Vishnu (è il dio che mette ordine al caos).
Osservando che ogni cosa nasce e muore e che c'è una continua ripetizione di questo ciclo fra gli esseri viventi, i primi maestri Indù giunsero alla conclusione che ogni vita nasce e rinasce perennemente (reincarnazione). Alla base di questo principio sta l'idea di Karman (azione) secondo cui la rinascita di un individuo in una certa condizione (animale, uomo, donna, stato sociale, fortuna) è determinata dalle azioni buone o cattive che si sono compiute nella vita precedente.
Come frutto della reincarnazione, l'Induismo ha creato il fenomeno delle caste, la divisione in diverse classi sociali ben diverse e non comunicanti fra loro. Al di fuori delle 4 caste principali (Bramini, Guerrieri, Produttori, Servitori) esistono almeno 3000 sottocaste, tra cui quella dei 90 milioni di Pà ria, gli intoccabili: sono i non aventi diritto, ammessi solo ai lavori più umili, sono i più poveri tra i poveri, sono le persone di cui si prendeva cura Madre Teresa di Calcutta con le sue suore. Il sistema delle caste, contro cui lottò tenacemente Gandhi, fu abolito nel 1947 dalla Costituzione indiana, ma continua ad essere praticato nella vita sociale.