Per il Giudaismo è centrale l’idea della salvezza, anche se soggetta ad evoluzione. Il vero problema, da un punto di vista religioso, dovrebbe riguardare non tanto la morte, ma ciò che avviene dopo di essa. Però, per gli ebrei, anche oggi, non è così. Si privilegia la vita, una vita saggia e felice; sul “poi” la freccia oscilla incerta. Le porte dell’aldilà ci sono, ma immettono nello sheol, il soggiorno dei morti, dove tutti ci daremo appuntamento, ma dove Dio non arriva. Per concepire un luogo del genere, occorre ammettere che l’uomo sia in possesso di qualcosa che vada al di là della morte. Questo “qualcosa” che sembra sopravvivere non è l’anima (nephes), che è il principio della vita, l'”io”. Quando l’uomo muore, la nephes ritorna a Dio o sparisce? Sparisce. Date tali premesse, per l’ebreo lo scopo dell’esistenza è di vivere onestamente, secondo la legge e le sante tradizioni, indipendentemente da possibili premi o castighi. È più importante agire che credere: l’ebreo non si preoccupa di fissare troppi principi di fede; mira a mete pratiche, attuando la carità e la giustizia. Il passaggio dal “qui” ad una salvezza aperta al “là”, che sopprima lo sheol, è la svolta più strabiliante dell’ebraismo. Però, si tratta di uno sviluppo lento e complesso. Dove vanno i morti una volta sepolti? Giacobbe prima di morire esclama: “Ora sto per raggiungere i miei antenati” (Gen 49, 29-33).
Così è di Abramo: “Andrai in pace presso i tuoi padri” (Gen 15, 15). Nella diatriba con i sadducei, negatori di ogni sopravvivenza dopo la morte, Gesù riprende questo filone, ricordando: “Non avete letto quello che vi è stato detto dal Signore “Io sono il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”? Non è il Dio dei morti, ma dei vivi” (Mt 22, 31-32). Nella tradizione ebraica è vivissima la “memoria”. Il verbo “ricordare” si ripete molto. È nello stile biblico che un evento importante (ad esempio, la liberazione dall’Egitto) debba essere ricordato con riti che lo perpetuano nel tempo. In questo contesto va vista l’istituzione dell’eucaristia da parte di Gesù (“Fate questo in memoria di me”). Finché c’è qualcuno che si ricorda di noi si è in un certo senso presenti. Così morire è venire meno nella memoria di Dio; ma, quando Egli si ricorda, qualcosa avviene sempre. Seppellire i morti con rispetto e’ una Mitzvah. Il Talmud include l’accompagnamento di un defunto tra gli atti, il cui compimento riceve ricompensa sia in questo mondo che in quello a venire. Per quanto riguarda la responsabilità della sepoltura, essa incombe ai figli o al coniuge. Genesi 23 e’ il primo riferimento biblico a una sepoltura. Questo passaggio sottolinea quanto era importante per Abramo acquisire un posto per seppellire Sarah e come lui stesso si occupò di tutto. Se il defunto non ha ne’ figli ne’ coniuge, questa Mitzvah incombe ai parenti piu’ prossimi. Se non ve ne sono, questo dovere cade sulla comunità. Il servizio funebre e il seppellimento non devono essere ritardati senza motivo. Il principio e’ di procedere al servizio funebre e alla sepoltura appena possibile (in generale due o tre giorni dopo il decesso). Le sepolture non possono aver luogo ne’ di Shabbat ne’ nei giorni di festa (cfr. E 2). Fuori Israele gli ebrei ortodossi e alcuni ebrei liberali osservano un secondo giorno di festa, per questo se ne terrà conto e verrà consultato il rabbino. Bisogna espletare le disposizioni funerarie con semplicità e dignità, infatti, è usanza utilizzare una semplice bara di legno bianco e di non mettere ne’ fiori ne’ corone, è una Mitzvah esprimere simpatia verso il defunto compiendo un gesto di Tzedakah in sua memoria. Nell’avviso funebre le famiglie possono esprimere il desiderio che delle donazioni siano indirizzate a opere di loro scelta.La famiglia incontrerà il rabbino per mettere a punto i dettagli del servizio funebre e se desidera che una persona particolare prenda parte al servizio, si deve consultare il rabbino. Parlare del defunto in termini elogiativi e’ una Mitzvah. L’orazione funebre e’ una pratica antica gia’ menzionata dalla Bibbia (2 Samuele 1:17-27 e 3:33-34). In epoca talmudica era pratica corrente: ascoltando l’orazione funebre si può sapere se il defunto avrà diritto alla vita eterna o no (B. Shabbat 153a). Saranno consultati i membri della famiglia per avere una idea piu’ esatta della vita del defunto e non per non commettere errori.. Nelle comunita’ ortodosse e’ usanza abbreviare il servizio e alcuni non pronunciano orazioni funebri il venerdì mattina, la vigilia delle feste e durante Hanukah, Purim e il giorno di Rosh Hakhodesh. Nelle nostre comunita’ l’elogio funebre e’ sempre pronunciato e il rito non e’ abbreviato.Assistere al servizio funebre e’ una Mitzvah. Si chiama Halvayat hamet (accompagnamento del morto – cfr. K 1), a meno che la famiglia desideri che la sepoltura avvenga nell’intimità’.I servizi funebri si tengono nella abitazione del defunto (levata del corpo), sulla tomba o nell’oratorio del cimitero. La pratica più estesa e’ quella della inumazione del corpo. Il testo biblico ricorda che il nostro corpo deve disintegrarsi naturalmente: polvere sei e alla polvere ritorni (Genesi 3:19). In epoca biblica si seppellivano spesso i defunti in nicchie scavate all’interno di caverne come fece Abramo o sui pendii (Genesi 23, Isaia 22:16, m. Baba batra 6:8). In epoca post-mishnaica i rabbini dichiararono che la sepoltura in terra era il modo corretto e tale e’ diventata la norma (c.a. Yore deah 362). Ma la sepoltura in un loculo e’ esistita da sempre. Per questo nelle nostre comunita’ e’ accettato la sepoltura in un mausoleo o in un colombario dopo l’incenerimento. Il corpo del defunto deve, se possibile, essere seppellito in un cimitero ebraico o nel settore ebraico di un cimitero municipale. L’ebraismo liberale ammette che i congiunti non ebrei siano sepolti in cimiteri o mausolei ebraici. Verrà chiesto allora che nessun servizio religioso non ebraico venga celebrato e che non sia posto in loco nessun simbolo non ebraico.L’ebraismo liberale non esige la presenza di un minyan (gruppo di 10 persone). Secondo la concezione ortodossa il Minyan (10 uomini ebrei) e’ necessario per la recita di alcune preghiere, come il Kaddish. Nelle comunita’ liberali nel minyan contano anche le donne. Il Kaddish deve essere recitato dai figli, dal coniuge o dai genitori del defunto. Gli altri membri della famiglia e gli amici possono unirsi alle persone in lutto durante la recitazione. Se il defunto non ha parenti, il Kaddish può essere recitato dagli amici o dal rabbino. La famiglia e gli amici buttano tre palate di terra sulla bara e, generalmente, rimangono presso la tomba fino a quando la bara non sia completamente ricoperta di terra. É permesso l’uso di un loculo quando questo e’ previsto dalla legge civile o dai regolamenti locali. Non si deve impedire ai bambini di assistere ai funerali., ma nel dubbio, si può consultare il rabbino. Inoltre, bisogna rispondere alle domande dei bambini riguardo alla morte, i servizi funebri e la sepoltura, aiutandoli così, ad affrontare la realtà della morte e ad accettarla.Pronunciare il rituale per ogni ebreo e’ una Mitzvah. La Mishnah afferma che per colui che pone fine ai suoi giorni volontariamente e coscientemente non si ha l’obbligo di organizzare dei funerali ne’ di pronunciare una orazione funebre… (M. Semakhot 2:1). Il problema e’ allora di stabilire cosa significa coscientemente. Numerose autorità rabbiniche hanno ritenuto che una persona che commette suicidio non possa essere considerata in possesso di tutte le sue facoltà al momento di questo atto, e pertanto non rientrerebbe nelle cose previsto dalla mishnah. Era quindi possibile procedere a una sepoltura rituale con tutte le preghiere e una orazione funebre.Ognuno deve essere trattato con il rispetto dovuto a ogni membro della comunita’ e ha il diritto di essere sepolto in mezzo alla sua famiglia. La tradizione precisa che per un bambino di meno di 30 giorni non si deve osservare alcun rito funebre. Ciononostante ogni bambino che ha vissuto deve essere sepolto con un servizio semplice.
Se il corpo non e’ stato ritrovato o identificato, o se il corpo e’ stato dato alla scienza (e non restituito), un servizio funebre sara’ tenuto al domicilio del defunto. La Mishnah precisa che il rito funebre deve essere rispettato nella sua integralità’ per colui che e’ caduto in mare, che e’ stato portato via dalle correnti o divorato da una bestia feroce (M. Semakhot 2: 12).Nel caso in cui il corpo non viene ritrovato, il periodo di lutto inizia dal momento in cui non vi sono più speranze di ritrovarlo. Il problema della persona dispersa riguarda anche il caso della Agunah (donna il cui marito e’ scomparso e di cui non si ha alcuna notizia o che l’ha lasciata senza concederle il divorzio). Nelle nostre comunità’ si considera che il periodo di lutto inizi dal momento in cui le autorità civili dichiarano una persona deceduta, allora,la vedova e’ libera anche di risposarsi.