La Storia di Soccavo

La voce Soccavo, Succava o Subcava, come trovasi nelle carte antiche, vorrebbe indicare un paesello messo sotto una cava. Infatti, verso la metà del lato dei Camaldoli che guarda mezzogiorno, un poco verso occidente, vi è una Cava di piperno. Questa fu certamente la causa efficiente della formazione di Soccavo. E chi furono quelli che prima tagliarono il piperno di questa Cava?

Niccolò Carletti, nella Storia della Regione bruciata, dice che la Cava fu opera dei Romani; i quali vi tagliarono pietre per la somma crosta della via Appia Ma il Carletti non badò alla grande differenza che v’era fra il piperno della nostra Cava, e quei massi, che ancora restano, delle vie romane. La cava, dove i Romani tagliarono le selci per le strade di Pozzuoli, Cuma, Bacoli e Miseno, fu quella di Quarto, detta di Marmorino; e questa scoperta si deve al Monticelli. Nei documenti, la prima volta che appare il nome di Soccavo, è nell’anno secondo dell’impero di Ottone IV, cioè nel 1210. Ma pare che in questi tempi Soccavo non dovesse essere altro, che poche case coloniche sparse; Ecco le parole del Carletti: «Nel luogo di Soccavo i Romani formarono una grotta, appena credibile, nel corpo di un’immensa lava di raffreddato bitume, in dove tagliarono pietre per la somma crosta della via Appia. »

Pare che Soccavo sia statoaformata da una parte di Misenesi (846), forse da qualche Cumano (1207), e dai Tripergolesi (1538). La tradizione dice che, prima del 1656, Soccavo fosse un villaggio grande forse più del presente; e che la peste, avvenuta in quell’anno, ne distrusse quasi tutti gli abitanti. Ma, se furono distrutti gli abitanti, ne dovevano rimanere le case; eppure non vi sono molte case di antica data di costruzione.

L’ antica Cava era immensa: un suo braccio traforava la montagna, e riusciva a Pianura; un altro era giunto in direzione dell’Eremo dei Camaldoli, sicché, al battere dei martelli, tremolavano i candelieri dell’altare; ed altri infiniti bracci traforavano il monte in ogni direzione. Vi sono notizie del nome Succava in un diploma del 7 agosto 1210, secondo anno dell’imperatore Ottone IV (1182-1218). La dicitura Succave si rileva in un atto notarile del 17 dicembre 12229 sotto il regno dell’Imperatore Federico II. Soccavo faceva sicuramente parte dei 33 Casali di Napoli

Parrocchia San Pietro e Paolo. Il 1540 fu costruita la prima chiesa a Soccavo, di cui si dice che fosse gran parte quella cappella della moderna Parrocchia, che è dedicata all’ Addolorata. Alcun tempo dopo, uno della famiglia ducale di Piscicelli, la quale possedeva molti dei campi di Soccavo, donò all’ Eremo camaldolese un fondo, a condizione che alcuni di quei frati venissero qui, a dare agio ai contadini di adempire facilmente i doveri della religione. I Camaldolesi allora, per loro comodità, si fabbricarono a Soccavo un piccolo ospizio, il quale è quella casipola posta in capo al gruppo dei Cortili, e che ha sull’uscio di via una nicchia, in cui è il busto del Redentore. Nel 1586, Giovan Francesco Egidio, anch’esso duca di Piscicelli, assegnò alla Parrocchia di Soccavo la rendita di 24 ducati annui, su di un fondo presso il lago di Agnano, perché fossero dati alle donzelle povere, orfane di padre e di madre, le quali fossero già promesse in matrimonio. Ed un altro dei duchi di Piscicelli, Giovan Battista Egidio, fece innalzare il Campanile.

Non passarono più di ottantaquattro anni, e bisognò pensare a restaurare questa nuova Chiesa. Nel 1859 il Comune di Soccavo, d’accordo con la Congregazione di S. Francesco d’Assisi, ne dette l’incarico all’architetto Andrea Rispoli. Verso la metà del medesimo anno, incominciarono i lavori, e finirono in sulla fine del 1860. E questa riparazione costò 6794 ducati. In memoria fu posta nella Chiesa una lapide, con questa iscrizione, dettata dal canonico Giovanni Scherillo:

TEMPLUM HOC DIVIS APOSTOLIS PETRO ET PAULO NUNCUPATUM CUM MINUS IN DIES INCOLARUM NUMERO SUCCRESCENTI ESSET CAPIENDO PUBLICA MUNICIPII FRATRUMQUE CORPORATORUM SANCTI FRANCISCI ASSISIENSIS ULTRO COLLATA PECUNIA LONGUS PROTRACTUM NO VIS SACELLIS ARIS ET SACRARIO AMPLI FIO A TUM IN IPSA VERO VETERI SACRAE AEDIS PARTE NON SECUS AC LAQUEARI ET FRONTE ELEGANTIUS EXPOLITUM SESE SPECTANDUM EXHIBET UT DE NOVO POTIUS DIXERIS CONDITUM QUAM RESTITUTUM XVIII VIX MENSIBUS AB INCOEPTO OPERE DIVINIS MYSTERIIS ITERUM PATUIT AN. MDCCCLX

Poiché di giorno in giorno questo Tempio, col titolo dei santi Apostoli Pietro e Paolo, diveniva meno capace del numero crescente degli abitanti, fu, col denaro pubblico, avuto spontaneamente dal Municipio e dalla Congregazione di S. Francesco d’ Assisi, allungato ed arricchito di nuove cappelle, di altari e di sagrestia, e fu resa più elegante quella parte del vecchio Tempio sacro, come pure la soffitta e la facciata. Dopo appena diciotto mesi da che fu cominciata l’opera, fu riaperta ai divini misteri. S. Pietro e S. Paolo sono i protettori di Soccavo, e lo furono fin dai suoi tempi più remoti. Cagione del loro protettorato fu la tradizione che ambedue fossero passati per queste parti nell’andare da Napoli a Pozzuoli.

La Congrega. Accanto alla Chiesa parrocchiale vi è la cappella della Congregazione di S. Francesco d’Assisi. In principio i congregati, di esiguo numero, tenevano le loro riunioni nella sagrestia della Parrocchia ma, una volta accresciuti di numero, costruirono nel 1776 questa cappella e sotto vi scavarono il cimitero per i confratelli. Nel 1835 innalzarono nella cappella l’altare di marmo e nel 1845 chiusero il cimitero in quanto costruirono un area nuova in quello comunale.

Piazza S. Pietro e Paolo. Innanzi alla Parrocchia ed alla Congregazione, si apre una piazza quadrata detta il Largo di S. Pietro. Questa piazza faceva parte di un podere del Conservatorio del Soccorso e Splendore dal quale l’amministrazione della Parrocchia l’acquistò nel 1832, con l’obbligo di pagare 7 ducati ad anno per censo. I Soccavesi poi gratuitamente, lavorando solamente la domenica, lo sgombrarono del terreno soverchio, e vi fabbricarono il muro d’ intorno.

Chiesa di Montevergine. Questa cappellina è posta alquanto lontano dal centro dell’antico villaggio. La sua forma è più artistica di quella della Chiesa parrocchiale: è a croce, e sull’incrociatura si eleva una piccola cupola. In una nicchia sull’altare maggiore vi è una grande statua di marmo bianco, antica forse quanto la cappella, rappresentante la Madonna di Montevergine. Prima del 1816 questa cappella era molto piccola, ed era stata edificata da uno dei signori Donnarumma, possessore del fondo in cui essa si trova. Nel 1816 poi, per le cure del reverendo Don Pietro Morra, avendo il proprietario Antonio Raffaele ceduta una porzione di suolo, fu, con danaro pubblico, allungata, e le fu data la forma attuale.

Chiesa Madonna delle Grazie. E’ una chiesetta, di patronato del Conte Ricciardi, messa in quella zona a nome Verdolino. Fu costruita dai frati Domenicani.

Il cimitero di Soccavo. Poco lontano dalla Parrocchia S.S. Pietro e Paolo, infondo alla via Pia vi è il Cimitero. Fu edificato nel 1842 e nel 1843, sotto la direzione dell’architetto Gennaro Russo, a spese del Comune, e costò 1916 ducati. In esso la Congregazione di S. Francesco d’Assisi scavò un sotterraneo, per seppellirvi i confratelli; le famiglie Ciotola, Stefanelli, e Scherillo-Pandolfo vi edificarono tre cappelle gentilizie.

All’inizio del 1700, Filippo V il Cattolico, re di Spagna, e signore di Napoli, chiese ai Comuni napoletani, col generoso titolo di donativo regio, somme esorbitanti. Al comune di Soccavo, che allora non giungeva a mille abitanti, chiese 4000 ducati. Il Comune, com’era naturale, non li aveva, e dovette prenderli in prestito dal barone Amico d’Amico al quale si impegnò a pagare un aggio annuo. Trovatosi in serie condizioni economiche, il Comune contrasse, con lo stesso barone, un nuovo debito di 2000 ducati, coi quali costruì la Panatica ed i Mulini, e, con quello che ne ricavava, pagava l’aggio di 190 ducati. Nel 1753 Carlo III volle che il danaro riscosso dalle gabelle di Soccavo, fosse speso per la realizzazione di un pozzo ad uso dei Soccavesi, posto in Piazza Giovanni Scherillo:

Nel 1852 il Comune aprì una strada che congiunse Soccavo alla via che da Miano e da Antignano, conduceva al lago di Agnano; questa strada costò 865 ducati. Quando la Provincia vide aperto questo tratto, lo volle continuare; e, facendolo traversare Soccavo e passare in direzione Pianura, lo congiunse alla via Campana.

Il 22 agosto del 1854, verso il mezzogiorno, dalla collina dei Camaldoli, e proprio dal luogo detto Pagliata, si distaccò un gran pezzo di tufo; il quale, precipitando per la china del monte, venne ad urtare contro alcune case che erano presso alla Torre dei Franchi, e le distrusse; Nelle case vi era della gente, la quale restò sepolta sotto quel torrente, solo un uomo con suo figlio furono salvati. Venne inviato a Soccavo l’architetto Francesco del Giudice, furono dissotterrati i 5 deceduti. Oltre alle vittime vi fu un danno di 1000 ducati. In seguito fu inviato a Soccavo un drappello di Pionieri ed una compagnia di Zappatori, per abbattere un altro pezzo di tufo in pericolo di cadere

Non essendo più capace di servire il gran numero degli abitanti, il pozzo cavato con il beneficio di Carlo IV, nel 1866 se ne incominciò a scavare un altro nel largo di S. Pietro; questo fu compiuto il 12 agosto del 1867. Sulla sua fronte si legge questa scritta:

A SPESE EGUALI DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA CAVATO IN DIECI MESI ED APERTO ALLA PUBBLICA UTILITÀ IL DÌ 12 DI AGOSTO 1867

Nel biennio 1867-1868, le acque del lago d’Agnano esalarono più del solito i funesti gas e tutti gli abitanti dei paesi circostanti furono assaliti dalla febbre. Quelli di Soccavo ne soffrirono più, tanto, che non vi era famiglia, in cui non si contassero due o tre febbricitanti. Il Comune cercò di provvedere a questa sciagura, col distribuire gratuitamente solfato di chinino e carne, e con l’aumentare il numero dei medici.

Nel 1876 fu costruito il palazzo comunale al costo di 22000 lire.

NOTIZIE E STATISTICHE

L’antico territorio di Soccavo era di 1413 moggia antiche, che equivalgono a 474 ettari, cioè a chilometri quadrati 4,74. Il numero degli abitanti, secondo il censimento del 1876, era di 2204, dei quali 1759 abitano nel villaggio, e 445 erano sparsi nei campi. Le famiglie erano 510, formate ciascuna, in media, da 4,32 individui. Il numero dei maschi era 1074, delle femmine 1130.

Nel decennio 1867-1876, la media del numero degli atti di nascita, morte , e matrimonio era la seguente :

  • Nati 80
  • Morti 57, 6
  • Matrimoni 16, 3

Circa all’ età si contano:

fino ai 5 anni abitanti 407

dai 5 ai 10 abitanti 249

dai 10 ai 20 abitanti 357

dai 20 ai 30 abitanti 381

dai 30 ai 40 abitanti 279

dai 40 ai 50 abitanti 241

dai 50 ai 60 abitanti 158

dai 60 ai 70 abitanti 102

dai 70 agli 80 abitanti 25

dagli 80 ai 90 abitanti 5

Riguardo allo stato civile, vi erano Celibi 1140, Coniugati 964, Vedovi 100

In quanto alla professione, si contavano: Agricoltori 511, Barbieri 7, Bettolieri 6, Boscaioli 55, Caffettieri 6, Calzolai 16, Cannaiuoli 25, Farmacista 1, Impiegati 4, Insegnanti 2, Levatrici 2, Medici 2, Montesi Muratori ed altri artigiani 46, Pensionati 10, Pizzicagnoli 7, Possidenti 143, Preti 9, Sarti 31, Studenti 5, Tabaccai 3,Senza professione determinata 1313. Totale 2204

 

 

 

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